La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Di Redazione (del 01/12/2008 @ 18:32:18, in Varie, linkato 508 volte)
Non sono le vacanze che si prolungano ma la volontà di dare qualcosa in più che sta ritardando la riapertura. Stiamo preparando grandi novità e un restyling del sito ma come sempre, siamo in pochi e per cui abbiate un po' di pazienza.
S’è detto tante volte che i libri di testo, soprattutto alle scuole superiori –per non parlare dell’università – sono una spesa che incide pesantemente sui bilanci delle famiglie. Utilizzare i libri usati, anche se di un solo anno prima, spesso è difficile, a causa dei continui aggiornamenti che vengono inseriti e della nuova numerazione delle pagine. In questo senso ci sembra positiva la misura intrapresa dal governo grazie alla quale dall’anno scolastico 2008-2009 le scuole di ogni ordine e grado, nonché le Università, saranno obbligate a dare la preferenza nell'adozione dei libri di testo, a quelli resi disponibili anche in versione elettronica, scaricabili e stampabili da internet, gratuitamente o dietro pagamento dei soli diritti d'autore. Noi ci auguriamo che l’operazione sia totalmente gratuita, perché in questo modo avremo un vero abbattimento dei costi sostenuti dalle famiglie. In questo senso questa misura potrà risolvere anche il problema degli aggiornamenti, con un evidente risparmio finale nel costo-scuola delle famiglie. Una volta tanto il web va a favore dello studio, invece che essere solamente la fonte di ‘compiti copia e incolla’. Con i libri on line non ci sarà nemmeno il bisogno di stampare il libro tutto insieme, se ne potranno prendere, volta per volta, solamente le pagine che interessano e così contribuire alla soluzione di un altro problema che spesso affligge i ragazzi: il peso eccessivo degli zaini scolastici. Insomma, a noi sembra un’idea veramente buona; e voi che cosa ne pensate?
Di Redazione (del 20/06/2008 @ 08:29:56, in Scuola, linkato 747 volte)
di Lorenzo Fazzini - E' Famiglia - suppl. di Avvenire 13 giugno 2008
A Montebelluna l’amministrazione da settembre lancerà il prestito su cauzione per i testi della prima media, con un risparmio per le famiglie del 40-50 per cento E un consigliere regionale veronese presenta una proposta di sgravi fiscali per i volumi scolastici: del 19 per cento se si ha un figlio, fino al 38 per cento con tre o più figli
Le scuole hanno da poco chiuso i battenti; gli studenti si dividono tra quelli che possono già andare al mare o in montagna e quelli che, invece, i libri li hanno ancora in mano, ' colpevoli' gli esami di fine ciclo. Ma per i genitori si profilano all’orizzonte i pensieri per gli acquisti dei libri del prossimo anno scolastico: un ammontare economico che sfiora, in media, i 500 euro a famiglia per ogni classe di inizio ciclo ( prima media e prima superiore). Ci aveva provato l’ex ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, con un decreto di febbraio scorso, a mettere un tetto alle spese: ad esempio, per il liceo classico, si indicava in 320 euro massimo il costo per il primo anno e in 181 euro per il secondo. Ma il caro- libri rappresenta sempre di più una voce di uscita economica significativa per le famiglie italiane. Dal Veneto arrivano due proposte, una amministrativa, l’altra legislativa, che vanno nella direzione di aiutare i genitori a far fronte alle spese per l’acquisto dei libri di studio dei propri figli. A Montebelluna, grosso centro nel Trevigiano, il Comune ha avviato un progetto per il ' noleggio' dei testi di scuola. ' Riutilizzo contro il caro- libri' è lo slogan per l’iniziativa lanciata dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune veneto, con cui si permette alle famiglie di risparmiare dal 40% al 50% sul costo annuo per l’acquisto dei libri scolastici. Il piano è questo: grazie a un contributo di 10 mila euro ricevuti dall’allora ministero delle Politiche della famiglia del precedente governo nel marzo scorso ( il Premio amico della famiglia per le buone prassi), gli amministratori di Montebelluna hanno deciso di acquistare una serie di volumi scolastici per la prima media. I genitori degli alunni che a settembre frequenteranno questa classe potranno comprare i libri a prezzo scontato; alla fine dell’anno restituiranno i testi, che verranno poi ' noleggiati' da altri studenti, in modo da poter disporre di libri usati a prezzi convenienti. È stata stabilita una caparra per garantire lo stato di buona conservazione dei testi. Non solo: l’amministrazione comunale ha esercitato una ' moral suasion' sul direttore didattico della scuola media, in modo che i docenti non cambino libri per almeno 6 anni, per garantire un’effettiva turnazione dei volumi per diversi studenti. Il progetto è ora nella sua fase iniziale: sono state raccolte le pre- adesioni delle famiglie interessate; una cooperativa sociale sta predisponendo, all’interno della scuola media, un magazzino con i libri da acquistare; alcuni genitori hanno dato la loro volontaria disponibilità per seguire la fase- vendita dei libri… « Questa azione di intervento – dichiara l’assessore alle Politiche sociali Franco Trinca – si basa sulla collaborazione tra gruppi di genitori, operatori della cooperativa ed amministrazione comunale » . Intanto, sempre dal Veneto, arriva un’idea concreta di detrazioni fiscale per l’acquisto del materiale scolastico, non solo riferito al ciclo della scuola dell’obbligo ma fino alle superiori e all’università. Il tema è quello del ' diritto allo studio', il proponente è il consigliere regionale, eletto a Verona, Franco Bonfante ( Partito democratico), che ieri, nel capoluogo scaligero, ha illustrato una proposta da far approvare al ' parlamentino' veneto e che possa, in seguito, venir così presentata dalla Regione alle Aule di Roma. « L’ultima volta che ho fatto la dichiarazione dei redditi con il 730 – spiega Bonfante – mi sono reso conto che tra le varie detrazioni fiscali non ve ne è una che riguardi i libri e il corredo scolastico per i figli. Così ho pensato di proporla in Regione, ricevendo già da ora l’appoggio di due esponenti della maggioranza di centrodestra » . Per di più la proposta di sgravio fiscale elaborata da Bonfante è proporzionale al numero dei figli: con un figlio studente si propone la detrazione del 19% dell’importo speso per volumi di scuola; con due figli si sale al 27%, con tre o più si arriva al 38%. « Abbiamo stimato che a livello nazionale servirebbero 300 milioni di euro per far approvare questa norma – spiega Bonfante –. Penso che sia possibile recuperare questa cifra e favorire così l’incentivazione allo studio e alla formazione intellettuale dei nostri figli » .
Di Redazione (del 19/06/2008 @ 07:58:33, in Giovani, linkato 389 volte)
di Don Mazzi - Mondadori
Da qualche tempo assistiamo nelle strade, nei luoghi di ritrovo, ma anche nelle aule scolastiche, alla crescita di un fenomeno dagli inquietanti risvolti morali e sociali: il "bullismo" giovanile. I media raccontano ogni giorno prepotenze, furti, molestie, stupri di cui si rendono protagonisti ragazzi all'apparenza "normali". Serpeggia, tra i nostri giovani, una carica di violenza spesso alimentata dall'abuso di alcol e, peggio ancora, dal consumo di droghe più o meno pesanti. Politici, sociologi, psicologi, giornalisti spendono sull'argomento fiumi di parole, ma le analisi e i dibattiti non bastano: occorre intervenire con efficacia e urgenza. Come? Don Mazzi lo spiega in modo chiaro e franco a tutti coloro che hanno o dovrebbero avere a cuore il bene della gioventù. E lo fa con l'autorevolezza, la credibilità, la passione di chi si occupa da anni dei problemi dei giovani, dalla tossicodipendenza ai disturbi psichici, e lotta per il recupero dei più deboli. Suffragata dall'esperienza sul campo e da episodi di cronaca emblematici, la diagnosi del fondatore di Exodus chiama in causa, anzitutto, la famiglia e la scuola, denunciando le loro gravi carenze educative. Se tanti ragazzi si trasformano in bulli arroganti o addirittura in giovani delinquenti, lo si deve alla latitanza dei genitori e all'inerzia degli insegnanti. A dimostrarsi inadeguati sono soprattutto i padri, spesso assenti o troppo deboli. L'eccessiva indulgenza, l'appagamento di ogni capriccio, l'incapacità di correggere e castigare sono all'origine dell'infantilismo e dell'irresponsabilità di molti giovani. E quindi il principale antidoto raccomandato da don Mazzi è tanto semplice da prospettare quanto arduo da applicare: uomini e donne non possono più limitarsi a essere genitori, devono saper diventare veri padri e vere madri.
Scalare una montagna. In cordata con i compagni e le guide alpine. Per imparare che ci sono mete che possono essere raggiunte, cime che possono essere conquistate. Certo con fatica, ma con passo deciso, aiutandosi l’un l’altro. Rispettando anzitutto se stessi e chi ci sta accanto, le regole, un ambiente esigente come quello montano... C’è tutto questo e altro ancora nell’iniziativa «In cordata!» una delle proposte ideate, finanziate e portate avanti dalla Fondazione Oliver Twist. Nell’occasione sono stati coinvolti 54 adolescenti presenti in comunità educative con un lavoro in due momenti: indoor per imparare i rudimenti dell’arrampicata, poi due giornate in montagna per mettere in pratica le nozioni acquisite e un fine settimana con pernottamento in rifugio e il raggiungimento di una cima. I ragazzi coinvolti provengono da due comunità di Lecco gestite dai Padri Somaschi, che da oltre 30 anni si occupano di accoglienza dei minori in difficoltà; e da due comunità di Brescia, gestite dal gruppo Fraternità, un consorzio di cooperative sociali attivo da oltre 20 anni.
Una volta che si è deciso di affidare il bimbo alla babysitter si apre un nuovo e assai più pratico problema: scegliere quella giusta. In genere la prima scelta ricade sempre su persone conosciute, magari sulla babysitter che ha seguito i figli più grandi o quella che lavorava nella casa dei vicini, ma se questa opportunità non c’è possono cominciare le difficoltà. Con che criteri scegliere? E poi la domanda più grande: come facciamo a fidarci? Chiariamo subito una cosa: certezze non ce ne sono in nessun caso, nessuna persona potrà sostituire l’affetto della mamma, ma non dobbiamo colpevolizzarci per questo. Se la scelta della babysitter è stata presa è meglio per tutti affrontare la cosa con serenità; anche per il bambino sarà più facile accettarla. In ogni caso per scegliere è bene non avere fretta, chiarire alle candidate le nostre necessità e puntualizzare orari e regole che devono essere rispettati: è infatti necessario che la babysitter educhi il piccolo con gli stessi criteri dei genitori, senza iniziative che non siano condivise. Rimane l’incognita: ma siamo sicuri che sia una persona veramente affidabile e preparata? Un grande aiuto potrebbe venire da appositi ‘albi’ di babysitter. Basterebbe che i Comuni organizzassero dei brevi corsi di formazione, verificando requisiti e attitudini, e inserissero poi le persone in albi che i genitori potrebbero consultare per poi scegliere la babysitter. Secondo voi non sarebbe un’iniziativa di grande aiuto?
Di Redazione (del 16/06/2008 @ 08:06:39, in Politica, linkato 407 volte)
Intervista di Ilaria Nava - E' Famiglia - suppl. di Avvenire 13 giugno 2008
In molti Paesi dell’Europa dei 27 ha già ottenuto l’approvazione parlamentare, in altri la procedura è ancora in corso. L’Irlanda è l’unico ad averlo reso oggetto di un accesissimo referendum di cui oggi sono attesi i risultati. Anche in Italia presto sarà discusso, visto che il presidente del Senato Schifani mercoledì ha assegnato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione alla commissione Esteri di palazzo Madama. Firmato nella capitale portoghese il 13 dicembre 2007 dai capi di Stato e di governo degli Stati membri, il Trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore. Un passo importante per il futuro dell’Europa, che però non manca di qualche lato oscuro. Ad esempio, per le implicazioni che potrebbe avere sul diritto di famiglia, come ci spiega Marta Cartabia, ordinario di diritto costituzionale all’università di Milano Bicocca.
Professoressa, non abbiamo sempre detto che in materia di diritto di famiglia l’Unione europea non ha alcuna competenza? Infatti è così. Per comprenderlo bisogna anzitutto ricordare un principio basilare che regge i rapporti tra l’Unione europea e gli Stati: l’Unione europea agisce soltanto nei settori in cui gli stati le hanno ceduto le loro competenze; viceversa, dove i trattati non affidano nessun compito alle istituzioni dell’Unione, lì le materie rimangono nelle competenze statali. Per quanto riguarda la famiglia, le istituzioni europee non hanno mai ricevuto una competenza e dunque questo settore è, in linea di principio, di spettanza di ciascuno Stato. Questa materia non è mai stata attribuita alle istituzioni europee, perché troppo diversificate sono le tradizioni costituzionali nazionali in materia di famiglia e non c’è spazio per un’armonizzazione. Ad esempio, gli artt. 29, 30 e 31 della Costituzione italiana non permettono il riconoscimento del matrimonio omosessuale, che invece esiste in altri Stati europei.
Le cose però non sono così semplici, perché la vita sociale non si presta ad essere suddivisa a compartimenti stagni e dunque ci sono alcune competenze delle istituzioni europee che debordano nel diritto di famiglia e lo influenzano…. Questo accade già ora ad esempio quando le norme europee si occupano della libertà di circolazione dei lavoratori comunitari ed extracomunitari e stabiliscono i principi per la riunificazione familiare: le istituzioni europee agiscono nell’ambito della competenza "libertà di circolazione dei lavoratori" che è stata loro attribuita, ma finiscono anche per influenzare il concetto di "famiglia", che invece dovrebbe rimanere nelle competenze degli stati. Lo stesso accade per le direttive in materia di antidiscriminazione. Ancor di più accadrà con l’attribuzione del valore giuridico alla Carta dei diritti dell’Unione europea, che è uno degli effetti più rilevanti che si avranno con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Fino ad oggi, infatti, la Carta non aveva alcun valore giuridico vincolante, sebbene nella pratica fosse già applicato dalle Corti.
Quindi con l’approvazione del Trattato di Lisbona la Carta dei diritti dell’Unione europea diventerà vincolante. Qualcosa allora potrebbe cambierà nel diritto di famiglia? La Carta dei diritti si occupa del diritto di sposarsi ed è scritta in modo tale da consentire il matrimonio omosessuale. Ciò non significa, naturalmente, che da essa discenderà un obbligo per gli Stati di approvarlo. Tuttavia, anche se le sue disposizioni finali dicono esplicitamente che i diritti protetti nella Carta non devono ampliare le competenze dell’Unione (e quindi lasciare il diritto di famiglia di competenza degli Stati, ndr), è difficile pensare che questo non accada. Inevitabilmente succederà che l’articolo 9 della Carta dei diritti sul diritto di sposarsi favorirà gli interventi dei giudici europei a favore del riconoscimento del matrimonio omosessuale. Ci sono molti segnali in questo senso sia nella giurisprudenza della Corte di giustizia di Lussemburgo, sia in quella della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
Non ci sono spazi di manovra per evitare che sia così? Sì, e infatti il Regno unito e la Polonia hanno firmato una dichiarazione con la quale si esclude che la Carta dei diritti possa essere applicabile in sede giudiziaria nei loro Paesi. Anche l’Italia avrebbe potuto aderire a questa dichiarazione a suo tempo. Ora è troppo tardi.
Cosa possono e devono fare, dunque, le istituzioni italiane di fronte alla invadenza del diritto europeo in materia di famiglia? Se le nostre istituzioni vorranno mantenere i loro poteri in materia di diritto di famiglia e preservare la famiglia così come protetta dalla Costituzione italiana, gli strumenti non mancano. Il governo e il Parlamento italiano possono utilizzare i poteri che vengono loro riconosciuti dai protocolli sul principio di sussidiarietà per far valere, in sede di elaborazione delle norme europee, gli eventuali vizi di incompetenza delle azioni europee. In tal modo si possono fermare i progetti normativi che si occupano indebitamente della famiglia prima della loro entrata in vigore; inoltre le misure europee potranno essere impugnate eventualmente davanti alla Corte di giustizia.
In concreto quali sono gli strumenti a disposizione del Parlamento? C’è una specifica norma – l’articolo 81 del trattato di Lisbona – che consente a ogni Parlamento nazionale di esercitare un potere di veto riguardo ai progetti di legislazione europea che hanno implicazioni transnazionali sul diritto di famiglia. Basterebbe, dunque, una presa di posizione anche del solo Parlamento italiano per fermare l’azione europea in materia di famiglia. Dunque se è vero che c’è una spiccata tendenza da parte delle istituzioni europee ad entrare nel delicato settore della famiglia, soprattutto per quanto riguarda i matrimoni omosessuali – come dimostra la sentenza della Corte di giustizia del 1 aprile 2008 che ha imposto alla Germania di attribuire la pensione di reversibilità alle coppie omosessuali legate da unione civile registrata – è anche vero che i nostri politici e i nostri organi giurisdizionali non sono condannati ad attendere inerti i cambiamenti che l’Europa tende a portare avanti. Gli strumenti per far sentire la voce dell’Italia ci sono: tutto dipende dalla loro responsabilità e dalla loro capacità di difendere le ragioni della famiglia nelle sedi europee.
Di Redazione (del 14/06/2008 @ 08:08:24, in Fisco, linkato 334 volte)
di Pierluigi Fornari e Francesco Riccardi - E' Famiglia - suppl. Avvenire 6 giugno 2008
Il sindacato Ugl presenta una sua proposta di tassazione dei nuclei con alcuni correttivi
Sono decenni che si discute di quoziente familiare, cioè del sistema che considera l’intera famiglia come soggetto di imposizione fiscale, commisurando l’Irpef all’effettiva ricchezza del nucleo considerata la sua composizione. Finora, però, sono stati pochi i progetti concreti. Fa eccezione l’Ugl, Unione generale del Lavoro (il sindacato nato dall’esperienza della Cisnal), che ha elaborato una sua proposta da portare all’attenzione di governo e Parlamento. Le prossime, infatti, saranno settimane decisive perché l’esecutivo dovrà impostare la politica economica del triennio nel Documento di programmazione economico-finanziaria, svelando finalmente le reali intenzioni a proposito di politica fiscale per la famiglia. Inoltre, alle Camere è già stata trasmessa dal Quirinale la petizione «per un fisco a misura di famiglia» organizzata dal Forum delle associazioni familiari, che ha raccolto nei mesi scorsi oltre un milione di firme. Il tema dunque appare finalmente all’ordine del giorno. Ma è fondamentale avviare su questa materia un confronto scientifico e un dibattito culturale aperto, scevro da pregiudizi. Troppo spesso, in passato, le proposte di tassazione familiare sono state liquidate senza quasi entrare nel merito, con la motivazione che la loro applicazione «scoraggerebbe l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro» oppure «premierebbe solo le famiglie ricche». Argomentazioni confutabili, soprattutto se si guarda alle diverse opzioni messe in campo. Già lo scorso anno, ad esempio, il professor Luigi Campiglio dell’Università Cattolica aveva elaborato un sistema di quoziente familiare con alcuni correttivi proprio per rispondere a queste obiezioni. Ancora, la proposta elaborata dal Forum delle famiglie – la cosiddetta Basic income tax – prevede invece un sistema modulare, basato sulle deduzioni per carichi di famiglia, che si può accompagnare ad un ridisegno delle aliquote Irpef per evitare eventuali criticità. E anche il progetto del quoziente studiato dall’Ugl, oltre ad assicurare più attenzione alla famiglia, prevede alcuni correttivi proprio per incentivare insieme occupazione femminile e natalità. Le ipotesi dunque sono diverse. L’importante è iniziare a fare i conti per decidere in tempo ragionevoli.
◆ Come funziona l meccanismo del quoziente, in genere, funziona in questo modo. Si divide il reddito familiare per la somma dei pesi attribuiti ai vari componenti a carico ('quoziente'), ottenendo una specie di reddito pro-capite corretto per le economie familiari (detto reddito 'equivalente'). Si stabilisce, poi sulla base di aliquote e scaglioni, l’imposta progressiva corrispondente a quel reddito equivalente, cioè ad ogni 'parte'. Si calcola infine l’imposta dovuta effettivamente dalla famiglia come la moltiplicazione dell’imposta sul reddito equivalente per il numero delle parti (cioè per il 'quoziente') per le quali era stato precedentemente diviso il reddito familiare. Nel modello elaborato dall’Ugl, la famiglia presa come riferimento è composta dai coniugi e da ogni altro familiare 'a carico', cioè con reddito complessivo annuo inferiore ai 2.841 euro. Altri eventuali componenti percettori di reddito conviventi costituirebbero un altro nucleo fiscale a parte. Il quoziente è calcolato dando peso 1 per ogni coniuge non a carico, 0,5 per ogni altro componente a carico, anche se si tratta del coniuge. In pratica il coniuge può assumere il peso 1 o 0,5 a seconda se è a carico o meno. Questa scelta vuole ovviare a ciò che si ritiene un limite del quoziente familiare, cioè il fatto che il coniuge che entra nel mercato del lavoro, e percepisce perciò un nuovo reddito, pagherà su di esso non l’aliquota marginale individuale (quella che parte dall’esenzione fino ad una certa soglia per poi crescere progressivamente), ma quella collegata al reddito familiare, cioè ad un reddito gravato da una maggiore aliquota. Per attenuare questo difetto, e per tener conto del minor tempo disponibile per la cura dei figli e della casa da parte del coniuge che lavora, l’Ugl ha ipotizzato un quoziente a pesi differenziati in base alla condizione di 'a carico' o meno; in pratica, a seconda che il coniuge sia a carico (peso dimezzato) o no (peso pieno). In questo modo, il reddito da eventuale ingresso nel mercato del lavoro beneficerà anche dell’effetto positivo di un maggior quoziente familiare, cioè di un maggior denominatore per tassare in maniera progressiva il reddito equivalente. Il quoziente dell’Ugl per attenuare le perdite di gettito, ma anche per attenuare vantaggi che ne trarrebbero nuclei con individui ad alto reddito e avvantaggiare i redditi mediobassi, prevede infatti una modifica delle aliquote e degli scaglioni di progressività. Si propone, in particolare, di ridurre l’aliquota minima al 20% e aumentare quella massima al 48%. Le aliquote e gli scaglioni, da applicare al reddito 'quozientizzato' (o 'equivalente'), proposte sono le seguenti: 20% fino a 15.000 euro, 27% fino a 27.000, 35% fino a 40.000, 43% fino a 60.000, 48% oltre. Restano poi in vigore le detrazioni per tipo di reddito e per i figli e gli altri familiari a carico, ma sono conferite con un particolare meccanismo, prendendo, cioè, in considerazione il reddito quozientizzato, la quota spettante decresce da 6.000 euro fino ad annullarsi a 27.000. Gli oneri detraibili, poi, restano uguali a quelli previsti dall’Irpef in vigore. Le addizionali locali infine sono calcolate sull’imponibile quozientizzato, e poi rimoltiplicate per il quoziente. Dalle tabelle redistributive pubblicate qui sotto si ricavano alcune indicazioni importanti sulla versione di quoziente ipotizzata dall’Ugl: i single fiscali sono l’unica tipologia di nucleo a subire in aggregato un aggravio di carico, peraltro contenuto mediamente in circa 100 euro annui. ◆ I benefici I maggiori vantaggi si concentrano sulle famiglie bireddito o monoreddito con figli, per un ammontare annuo medio per queste categorie di oltre 1.200 euro. Tuttavia anche le coppie monoreddito e bireddito senza figli trarrebbero vantaggio dalla riforma, anche se comprensibilmente in misura inferiore. Peraltro, per come è impostato questo quoziente familiare, i vantaggi si distribuiscono tra quasi tutte le tipologie di contribuenti, appartenenti ai vari livelli di reddito equivalente e di tipologia familiare. Con la proposta si determinerebbe, a parità di altre condizioni, una perdita di gettito pari a 13 miliardi. Il minor gettito corrisponderebbe, ovviamente, alla minore imposta gravante sulle famiglie, quindi ad un maggior reddito a loro disposizione. In media per famiglia fiscale, compresa la minoranza che verserebbe più imposte, il maggior reddito disponibile (minor carico annuo) sarebbe pari a 453 euro. Se si considerano i soli nuclei per i quali la nuova imposta genererebbe un qualche aggravio di carico, il maggior carico è stimato in complessivi 3 miliardi, concentrati tra i single a reddito elevato. Se si istituisse per essi una clausola di salvaguardia il costo della riforma sarebbe, quindi, di 16 miliardi.
◆ Le valutazioni «Oggi le famiglie con figli sono penalizzate, a parità di reddito, rispetto a chi invece non ne ha: le entrate sono le stesse ma le uscite no ed è doveroso riconoscere loro fiscalmente uno sgravio, che il quoziente calcola in base ai familiari a carico – spiega il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini – . Fare figli in Italia sta diventando un gesto eroico, bisogna mettere in campo tutte le misure, anche fiscali, che scoraggino questa visione. Il sostegno alla famiglia per l’Ugl, e non solo dal punto di vista fiscale, è fondamentale per superare tante criticità economiche e sociali. Penso all’occupazione femminile, ai giovani precari, alla cura dei figli, degli anziani o dei disabili: tante problematiche con le quali ci troviamo a dover fare i conti e che, in assenza di un sistema di welfare adeguato, restano in carico alla famiglia stessa e in modo particolare alle donne».
Di Redazione (del 12/06/2008 @ 08:57:55, in Valori, linkato 404 volte)
Una associazione di genitori di Paullo (Mi) progetta di creare in una vecchia cascina che presto andrà all’asta una struttura per il tempo libero dei ragazzi con handicap e per i loro familiari E ora cercano i finanziatori
Se la mangia con gli occhi, la ' sua' cascina. In piedi davanti al cancello arrugginito, sbarrato da un lucchetto, indica i campi intorno al rustico, l’aia, il fienile. « Ecco, vede, lì potremmo farci gli orti per i ragazzi, lì il forno per cuocere il pane e poi magari rivenderlo, là davanti si potrebbero organizzare feste comunitarie... » . Pietro Stefani accarezza il suo sogno: la Casa del sorriso per i ragazzi disabili di Paullo e dintorni, una struttura che sarebbe « aperta 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, dove mia figlia e altri ragazzi come lei potrebbero godere dei diritti che hanno tutti i ' normali', ridere e gioire di ciò che la vita offre loro, senza assistenzialismo e carità » . Il sogno però ha un costo rilevante: 370 mila euro. La cascina Tombona, che si affaccia sul torrente Muzzo ai bordi del paese di Paullo, zona agricola a sud di Milano, andrà all’asta il 19 giugno e al momento Pietro Silvestri, con la sola forza della sua pensione da carabiniere e il sostegno degli associati al suo Libero movimento delle famiglie diversamente abili, non può affrontare. Però non si arrende, pensando alla figlia Elisa, 22 anni, affetta da una grave disabilità mentale, e agli altri ragazzi con handicap della zona. Così ha lanciato su internet una lettera- appello, recapitata un po’ a tutti: giornali, politici ( « Anche a Berlusconi, l’ho mandata » , sorride Stefani), istituzioni... « Il colpo di fortuna sarebbe trovare un finanziatore che ci aiuti ad aggiudicarci la cascina. È il posto ideale per la Casa del sorriso, quello che cerco da anni: vicina al paese e dunque facile da raggiungere, con molta terra intorno per organizzare qualche attività agricola, con spazi interni che in futuro potrebbero diventare comunità alloggio » , racconta Pietro Stefani. E spiega che ai ragazzi come Elisa e come le altre decine che fanno capo al suo Movimento non manca l’assistenza specialistica. « Da anni sono alla ricerca di soluzioni che consentano a questi giovani disabili di vivere la loro vita nella normalità, ma quello che viene proposto, centri diurni, comunità, istituti, cooperative, sono tutti luoghi in cui il ' diversamente abile' è un numero che deve fare solo quanto gli viene detto, senza la minima possibilità di esprimere la sua potenzialità di essere umano ».
La Casa del sorriso servirebbe a questo: a stare insieme nel tempo libero, a trascorrere ore gioiose senza ' doveri' o compiti. « Penso anche alle famiglie, che non hanno mai momenti di sollievo dalle incombenze di cura dei loro figli disabili: in una struttura aperta 24 ore al giorno, impostata sulla solidarietà e sul sostegno reciproco, potrebbero trovare aiuto e condivisione » . E la sua vicenda è emblematica di tante altre: Elisa ha 22 anni ma le capacità intellettive di una bambina di 10, soffre di crisi epilettiche, teme i luoghi affollati e non ama stare con estranei. Per Pietro e la moglie non c’è mai tregua: mai un cinema, una serata da soli, per ritrovarsi come coppia. « Eppure io mia figlia non la cambierei con nessun’altra. Credo che nel mondo ci sia posto per lei così com’è, con le sue caratteristiche, con i suoi limiti e con le sue ricchezze » .
Il Libero movimento delle famiglie diversamente abili si batte per questo, perché, paradossalmente, la diversità sia vissuta in modo ' normale', quotidiano. Liberandosi dagli sguardi di commiserazione e pietismo « che non fanno altro che metterci in condizione di non uscire più » . La Cascina del sorriso potrebbe essere il posto dove i disabili non sono più ' diversi'. Potrebbe, perché c’è l’incognita dei 370 mila euro. Per contattare la onlus Libero movimento delle famiglie diversamente abili si può scrivere a stefani.pietro@tiscali.it.